Articoli, La bellezza è dove meno te lo aspetti: l'Anfiteatro Campano

La bellezza è dove meno te lo aspetti: l’Anfiteatro Campano

Progettato e realizzato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., in sostituzione di un’arena d’età graccana, l’Anfiteatro Campano o Anfiteatro Capuano, è un anfiteatro d’epoca romana situato a  Santa Maria Capua Vetere e secondo per dimensioni soltanto al Colosseo, per il quale si dice abbia fatto inverosimilmente da modello.

Lo caratterizza un iter edilizio piuttosto complicato: nato come scuola per gladiatori, fu successivamente restaurato durante l’impero di Adriano, come afferma un’iscrizione di Antonino Pio. Altri lavori (risalenti al IV sec d.C.) riguardano e l’aggiunta di una cappella intorno all’ala Nord, e la ristrutturazione resa necessaria dopo i saccheggi ad opera dei Genserici. Con principi longobardi di Capua, invece smise definitivamente i panni di arena, per diventare una fortezza a tutti gli effetti. Soltanto più tardi, con la dominazione sveva divenne cava di estrazione di materiali riutilizzabili per la ricostruzione degli edifici e la pavimentazione della cittadina (e del famoso Castello delle Pietre).Falso storico é l’ipotesi che il teatro sia stato smantellato per diventare la materia prima della Reggia di Caserta. Quasi totalmente spogliato nell’800, ritorna alla luce durante gli anni ‘20 e ‘30 del Novecento con numerosi interventi di restauro conservativo, dopo che il re d’Italia lo dichiarò monumento nazionale.

Al di là dei lavori e degli arredi successivi, il progetto finale prevedeva: una platea, quattro blocchi di spalti, gallerie comunicanti, scale interne ed esterne, gabbie per gli animali, un podio, i sotterranei ed un condotto di collegamento con una cisterna.

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La parte più importante, e che più di tutto colpisce l’occhio del visitatore, è sicuramente la facciata: ottanta arcate in calcare d’uguale ampiezza (ad eccezione di quelle poste sui quattro punti cardinali), enfatizzate dalla presenza di semicolonne in ordine tuscanico ed arricchite da 240 busti votivi in rilievo di varie divinità come Giove, Giunone, Mercurio, Minerva etc. (di cui ne sono conservate solo 20 in loco), ma anche satiri e maschere teatrali.

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Molti dei suoi elementi decorativi però, per essere protetti, sono stati redistribuiti presso vari enti: alcuni presso il Palazzo Municipale di Capua, e altri presso il  Museo archeologico dell’antica Capua di Santa Maria Capua Vetere. LaVenere di Capua rinvenuta proprio nell’area dell’anfiteatro, è conservata al Museo Archeologico di Napoli.

Dal 2014 è l’Anfiteatro è sotto la gestione del Polo Museale della Campania. Numerosi dettagli caratterizzano la vita travagliata dell’Anfiteatro, un vero e proprio respiro di cultura e di storia nel tessuto cittadino, da visitare per ricordare a noi stessi, che la bellezza è dove meno te lo aspetti.

FONTI

1.  http://www.poloindex.php/l-anfiteatromusealecampania.beniculturali.it/

2. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anfiteatro_campano

 

Articoli, Tra i vicoli di Casertavecchia: un museo a cielo aperto di arte e storia

Tra i vicoli di Casertavecchia: un museo a cielo aperto di arte e cultura

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Alle pendici dei monti Tifatini a circa 401 metri di altezza e a 10 km di distanza in direzione Nord-Est da Caserta, sorge il piccolo e suggestivo borgo medievale di Casertavecchia.

Ancora oggi il Borgo di Casertavecchia conserva il fascino di un passato denso di storia e di tradizioni. Percorrendo le stradine di pietre e marmo che attraversano il piccolo Borgo sembra quasi di ritornare indietro nel tempo e rivivere un’epoca lontana anni  luce dalla nostra quotidianità, dove il folklore e lo stile architettonico del posto sono in grado di rendere una semplice passeggiata un’esperienza molto suggestiva.                                         

Piccole botteghe artigiane e ristoranti con cucina tipica animano gli stretti vicoli che conducono al cuore del borgo dov’è situata la Cattedrale medievale con l’imponente campanile. Lo stile siculo-arabo, quello delle chiese romaniche della Puglia e lo stile benedettino di Montecassino si fondono tra loro rendendo la Cattedrale unica e solenne. I lavori per la realizzazione della Cattedrale iniziarono nel 1113 per terminare dopo circa 40 anni nel 1153, come ricorda un’iscrizione all’interno dell’architrave.
Il campanile, che domina l’intera frazione, fu costruito qualche decennio più tardi e mostra già delle influenze gotiche.

Di grande interesse storico sono i resti del castello in stile siculo-normanno posto sul punto più alto del colle, a sentinella sulla pianura e sulle valli del Monte Virgo. Il castello, costruito nell’anno 861, è stato dimora di conti Longobardi, Normanni, Aragonesi e Svevi. Ad oggi del castello non restano che ruderi e tracce di alcune bifore duecentesche, tuttavia è rimasta viva nel tempo la maestosità della torre.

Infine passeggiando per le vie del borgo è possibile raggiungere dei punti panoramici per godere di una vista mozzafiato e ammirare l’intera città di Caserta dall’alto, compresa l’imponente Reggia borbonica, capolavoro vanvitelliano ed emblema della città.

Inidirizzo: Casertavecchia (frazione di Caserta)

FONTI:

Articoli, Tra arte e sogno: una passeggiata alla Reggia di Caserta

Tra arte e sogno: una passeggiata alla Reggia di Caserta

Era il 1997 quando la Reggia di Caserta, il più grande palazzo reale al mondo, veniva inserita dall’UNESCO nella World Heritage List, il più importante, ma sicuramente non il solo, riconoscimento attribuito a quello che è considerato un autentico capolavoro di architettura e decorazione, un contenitore d’opere  d’arte ed il simbolo maggiore delle bellezza monumentale italiana. 

1.200 stanze, 1.742 finestre per un’area di 47.000 mq, 34 scale e 1026 camini: sono alcuni dei numeri da capogiro che caratterizzano il progetto del visionario architetto Luigi Vanvitelli, che realizzò il palazzo a partire dal 1752 (anno di posa della prima pietra) per volere di Carlo III di Borbone, bisognoso di una “dimora” che lo tenesse lontano dai nemici del mare. 

Il progetto, che rallentò solo nel ‘73 per la morte improvvisa dell’architetto, apparve fin da subito audace e complesso: 120 ettari di boschetti, fontane e giochi d’acqua, quattro cortili interni immaginati come piazze d’armi, una Pinacoteca, la Cappella Palatina, il Teatro di Corte e la Biblioteca, le Sale e gli appartamenti, gli accampamenti delle truppe, 1200 stanze distribuite su tre piani e il Museo dell’Opera, il tutto su una costruzione perimetrale rettangolare. Un progetto d’arte barocca, che fu quasi rigorosamente seguito, nonostante le difficoltà economiche all’ordine del giorno. 

Una nota particolare deve essere sicuramente dedicata ai giardini, quello all’italiana e quello inglese, collegati da due lunghi viali paralleli, interposti ad una serie di numerose fontane, riccamente decorate con alcuni dei simboli più importanti della mitologia greca. A tal proposito, nel 1787 giunse alla Reggia lo scrittore Goethe mentre eseguiva il suo Grand Tour, e meravigliato dai giardini così descrisse quella visita: 

«La posizione è di eccezionale bellezza, nella più lussureggiante piana del mondo, ma con estesi giardini che si prolungano fin sulle colline; un acquedotto v’induce un intero fiume, che abbevera il palazzo e le sue adiacenze, e questa massa acquea si può trasformare, riversandola su rocce artificiali, in una meravigliosa cascata. I giardini sono belli e armonizzano assai con questa contrada che è un solo giardino.»

Degna di nota, nel complesso delle opere che adornano il giardino è sicuramente la Grande Cascata In fondo al parco troneggia la Grande Cascata, da cui una notevole mole d’acqua precipita in un bacino adorno del celebre gruppo di Diana e Atteone (opera di Paolo PersicoTommaso Solari e Angelo Brunelli). Da una parte, Diana, circondata da ninfe, sta per immergersi nelle acque; dall’altra, Atteone, che aveva osato guardare Diana nella sua nudità, è già in parte trasformato in cervo e intorno a lui si agitano i cani che lo sbraneranno.

La Reggia di Caserta fu completata definitivamente solo nel 1847, grazie all’aiuto di numerosi progettisti che seguirono a Vanvitelli negli anni successivi. Lavori di ristrutturazione tengono sotto controllo il Palazzo, che risentii particolarmente della modernizzazione della Città, cominciata con la costruzione della stazione nei pressi della Reggia. 

La storia e la vita della Reggia, destinata a cambiare l’architettura mondiale é fatta di particolari, curiosità e minimi dettagli, impossibili da ricordare e da descrivere asetticamente. È un capolavoro, di arte e di magia, da visitare almeno una volta nella vita, a cuore aperto e con scarpe comode. 

Aperto tutti i giorni tranne martedì

  • Reggia: 8:30-19:30 (ultimo ingresso ore 19:00)
  • Biglietteria: 8:30-18.45

FONTI. 

  1. http://www.reggiadicaserta.beniculturali.it
  2. https://www.google.it/amp/s/www.studiarapido.it/la-fastosa-reggia-di-caserta/amp/
Articoli, Il Belvedere di San Leucio:il progetto utopico dei Borbone

Il Belvedere di San Leucio: il progetto utopico dei Borbone

Il Belvedere di San Leucio è un complesso monumentale risalente al XIX secolo, situato nell’omonima frazione della città di Caserta e riconosciuto, insieme alla Reggia, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Belvedere visto dall’alto

Il sito reale fu fortemente voluto dal re Carlo di Borbone, il quale ambì alla realizzazione di un grande progetto: dar vita ad una comunità autonoma, soprannominata “Ferdinandopoli”. Carlo di Borbone decise di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia per apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Fu così che nel 1778 venne istituita una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto che stabiliva leggi e regole valide esclusivamente per quella comunità. Fondato sui principi della meritocrazia e dell’uguaglianza dei cittadini, lo Statuto di San Leucio riconosceva vari diritti tra cui: l’assegnazione di una casa all’interno della colonia per ogni lavoratore della seteria; la formazione gratuita presso la prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile, che prevedeva l’insegnamento di discipline professionali; l’assistenza agli anziani e agli infermi; l’abolizione della proprietà privata. Le abitazioni furono progettate tenendo conto di tutte le regole urbanistiche dell’epoca, affinché durassero nel tempo, e fin da subito furono dotate di acqua corrente e servizi igienici. Nonostante il progetto fosse all’avanguardia l’Unità d’Italia spazzò via il sogno utopico dei Borbone, ad eccezione delle tradizioni del luogo e della produzione tessile,che costituiscono ancora oggi il fiore all’occhiello della frazione casertana e non solo.

Interno del Belvedere

Il Belvedere di San Leucio dispone degli appartamenti reali, i giardini all’italiana e il Museo della Seta. Percorrendo il Belvedere, si passa davanti al Quartiere Trattoria, l’unico edificio costruito per Ferdinandopoli. Varcando il cancello d’ingresso, sormontato da un arco riportante lo stemma dei Borbone, è possibile accedere alla Reale Colonia di San Leucio. Quest’ultima è composta dai due casamenti dei quartieri operai, il san Carlo e il san Ferdinando, i quali sono collegati al palazzo reale da una scalinata a doppia rampa, che racchiude le scuderie reali. La fabbrica serica è un interessante percorso di archeologia industriale composto da sale con strumenti per la produzione e lavorazione della seta, un’ampia sala con telai in legno perfettamente funzionanti, una mostra di manufatti, la cuculliera e la filanda.

Telai del Museo della Seta

Infine i giardini all’italiana, posti su piani diversi e collegati da apposite scalette, accolgono fontane e alberi di frutta: pero, melo, limone, susino, pesco, melograno, albicocco, oltre ad un giardino di agrumi.

Giardino all’italiana del Belvedere

Dunque risulta impossibile non rimanere affascinati dalla storia di questo importante complesso monumentale, dove la combinazione del lavoro con l’innovazione hanno determinato lo sviluppo e il successo di un’arte così particolare e pregiata: l’Arte della Seta.

Indirizzo: Via Atrio Superiore – Frazione di San Leucio

Fonti:http://www.sanleucio.it/sanleucio/ http://www.sanleucionline.it/storia/codice3-corpo.htm