Articoli, Tra i vicoli di Casertavecchia: un museo a cielo aperto di arte e storia

Tra i vicoli di Casertavecchia: un museo a cielo aperto di arte e cultura

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Alle pendici dei monti Tifatini a circa 401 metri di altezza e a 10 km di distanza in direzione Nord-Est da Caserta, sorge il piccolo e suggestivo borgo medievale di Casertavecchia.

Ancora oggi il Borgo di Casertavecchia conserva il fascino di un passato denso di storia e di tradizioni. Percorrendo le stradine di pietre e marmo che attraversano il piccolo Borgo sembra quasi di ritornare indietro nel tempo e rivivere un’epoca lontana anni  luce dalla nostra quotidianità, dove il folklore e lo stile architettonico del posto sono in grado di rendere una semplice passeggiata un’esperienza molto suggestiva.                                         

Piccole botteghe artigiane e ristoranti con cucina tipica animano gli stretti vicoli che conducono al cuore del borgo dov’è situata la Cattedrale medievale con l’imponente campanile. Lo stile siculo-arabo, quello delle chiese romaniche della Puglia e lo stile benedettino di Montecassino si fondono tra loro rendendo la Cattedrale unica e solenne. I lavori per la realizzazione della Cattedrale iniziarono nel 1113 per terminare dopo circa 40 anni nel 1153, come ricorda un’iscrizione all’interno dell’architrave.
Il campanile, che domina l’intera frazione, fu costruito qualche decennio più tardi e mostra già delle influenze gotiche.

Di grande interesse storico sono i resti del castello in stile siculo-normanno posto sul punto più alto del colle, a sentinella sulla pianura e sulle valli del Monte Virgo. Il castello, costruito nell’anno 861, è stato dimora di conti Longobardi, Normanni, Aragonesi e Svevi. Ad oggi del castello non restano che ruderi e tracce di alcune bifore duecentesche, tuttavia è rimasta viva nel tempo la maestosità della torre.

Infine passeggiando per le vie del borgo è possibile raggiungere dei punti panoramici per godere di una vista mozzafiato e ammirare l’intera città di Caserta dall’alto, compresa l’imponente Reggia borbonica, capolavoro vanvitelliano ed emblema della città.

Inidirizzo: Casertavecchia (frazione di Caserta)

FONTI:

Articoli, Il Belvedere di San Leucio:il progetto utopico dei Borbone

Il Belvedere di San Leucio: il progetto utopico dei Borbone

Il Belvedere di San Leucio è un complesso monumentale risalente al XIX secolo, situato nell’omonima frazione della città di Caserta e riconosciuto, insieme alla Reggia, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Belvedere visto dall’alto

Il sito reale fu fortemente voluto dal re Carlo di Borbone, il quale ambì alla realizzazione di un grande progetto: dar vita ad una comunità autonoma, soprannominata “Ferdinandopoli”. Carlo di Borbone decise di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia per apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Fu così che nel 1778 venne istituita una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto che stabiliva leggi e regole valide esclusivamente per quella comunità. Fondato sui principi della meritocrazia e dell’uguaglianza dei cittadini, lo Statuto di San Leucio riconosceva vari diritti tra cui: l’assegnazione di una casa all’interno della colonia per ogni lavoratore della seteria; la formazione gratuita presso la prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile, che prevedeva l’insegnamento di discipline professionali; l’assistenza agli anziani e agli infermi; l’abolizione della proprietà privata. Le abitazioni furono progettate tenendo conto di tutte le regole urbanistiche dell’epoca, affinché durassero nel tempo, e fin da subito furono dotate di acqua corrente e servizi igienici. Nonostante il progetto fosse all’avanguardia l’Unità d’Italia spazzò via il sogno utopico dei Borbone, ad eccezione delle tradizioni del luogo e della produzione tessile,che costituiscono ancora oggi il fiore all’occhiello della frazione casertana e non solo.

Interno del Belvedere

Il Belvedere di San Leucio dispone degli appartamenti reali, i giardini all’italiana e il Museo della Seta. Percorrendo il Belvedere, si passa davanti al Quartiere Trattoria, l’unico edificio costruito per Ferdinandopoli. Varcando il cancello d’ingresso, sormontato da un arco riportante lo stemma dei Borbone, è possibile accedere alla Reale Colonia di San Leucio. Quest’ultima è composta dai due casamenti dei quartieri operai, il san Carlo e il san Ferdinando, i quali sono collegati al palazzo reale da una scalinata a doppia rampa, che racchiude le scuderie reali. La fabbrica serica è un interessante percorso di archeologia industriale composto da sale con strumenti per la produzione e lavorazione della seta, un’ampia sala con telai in legno perfettamente funzionanti, una mostra di manufatti, la cuculliera e la filanda.

Telai del Museo della Seta

Infine i giardini all’italiana, posti su piani diversi e collegati da apposite scalette, accolgono fontane e alberi di frutta: pero, melo, limone, susino, pesco, melograno, albicocco, oltre ad un giardino di agrumi.

Giardino all’italiana del Belvedere

Dunque risulta impossibile non rimanere affascinati dalla storia di questo importante complesso monumentale, dove la combinazione del lavoro con l’innovazione hanno determinato lo sviluppo e il successo di un’arte così particolare e pregiata: l’Arte della Seta.

Indirizzo: Via Atrio Superiore – Frazione di San Leucio

Fonti:http://www.sanleucio.it/sanleucio/ http://www.sanleucionline.it/storia/codice3-corpo.htm